Giacomo Mazzariol, Sara Wheaterly e Fabio De Benetti al Wired Next Fest 2019 (foto: Zoe Vincenti)

Preparare i leader di domani, le loro carriere e le loro traiettorie professionali, rivolgendosi in particolare alla generazione degli attuali ventenni. È questo l’obiettivo del progetto We Generation, realizzato da Audi in collaborazione con H-Farm e arrivato anche al Wired Next Fest di Milano con un talk e due workshop che hanno visto la partecipazione, rispettivamente, di Giacomo Mazzariol, Sofia Viscardi e Matteo Corradini di The Pills.

I tre eventi sono stati l’occasione per raccontare com’è andata la prima edizione dell’iniziativa: un tour per i luoghi dell’innovazione in cui tre ragazze e due ragazzi selezionati hanno incontrato alcune delle figure chiave del panorama tecnologico italiano e internazionale, diventando gli storyteller della loro stessa esperienza. Ma non finisce qui: le candidature per la seconda edizione sono aperte.

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Sofia Viscardi al workshop di We Generation (foto: Selene Maestri)

L’espressione We Generation non è un neologismo inventato per l’occasione, ma è un nome introdotto per la prima volta nel 2016 da New York Times in una copertina del suo Style Magazine. Un modo per indicare la capacità della generazione Z di trovare soluzioni geniali proprio grazie allo stare insieme, ribaltando la tesi contenuta in una precedente copertina di Time del 2013, che invece aveva parlato di Me Me Me Generation, descrivendo i ventenni come egocentrici, svogliati e superficiali.

“Nella società di oggi, molto liquida e senza grandi certezze, i ragazzi si muovono con predominanza”, ha spiegato Giacomo Mazzariol sul palco, “perché ci sono nati dentro, tanto da riuscire a insegnare ai propri genitori come viaggiare per il mondo”. Per questo ha definito i giovani degli squali, come nel titolo del suo ultimo libro.

Alcuni dati, semplici ma emblematici, descrivono il presente e il futuro delle nuove generazioni. Ogni giorno si passano fino a 11 ore collegati online, 8 utenti su 10 già oggi sfruttano gli effetti dell’intelligenza artificiale e infine si prevede che entro il 2040 il 65% della popolazione vivrà in città“Ci si affida molto agli strumenti digitali perché c’è una filosofia imprenditoriale di se stessi”, ha commentato Mazzariol. “È vero, si tratta un po’ di un atto di fiducia nella tecnologia, che magari ci fa perdere alcune abilità ma ci aiuta a stare nel mondo contemporaneo. L’unica cosa di cui ho paura è un ipotetico scenario in cui l’intelligenza artificiale domina sulle persone.

Sul palco della Sala X del Wired Next Fest sono saliti, in rappresentanza dei 5 studenti di We Generation, anche Sara WheaterlyFabio De Benetti, che hanno raccontato alcuni tratti salienti della loro avventura. “Per noi è stata sorprendente la storia di Valeria Cagnina, che nel 2017 ha fondato la sua scuola di robotica ad Alessandria”, ha spiegato Wheaterly. “Il tema del nostro incontro con lei è stato il senso di creatività e la capacità di riflessione. L’ambizione è che le macchine possano aiutare ancora di più le persone a sviluppare le caratteristiche umane, e che anziché un conflitto uomo-macchina si crei un nuovo equilibrio fatto di aiuto reciproco”.

“Una delle cose più significative che ho portato a casa è la differenza tra smart e sensible, ha detto invece De Benetti. “Può sembrare una differenza di poco valore, ma anziché parlare di smart city potremmo usare l’espressione città sensibile, perché è la città ad adattarsi al singolo anziché essere l’individuo ad adattarsi alla città”.

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(foto: Selene Maestri)

All’interno della Wired School, invece, il protagonista è stato il future storytelling, ossia i nuovi modi di raccontare – attraverso il digitale – gli argomenti in continuo cambiamento come tecnologia e innovazione, con l’ambizione di iniziare a formare i social reporter del domani. Insieme alle lezioni frontali e ai gruppi di lavoro e discussione, i workshop curati da We Generation, H-Farm e Wired hanno visto la partecipazione di Sofia ViscardiMatteo Corradini, che hanno trasformato un laboratorio partecipativo in una vera e propria esercitazione pratica sullo svolgimento di interviste, sulla scrittura per il web e sui linguaggi dei social.

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Sofia Viscardi al workshop di We Generation (foto: Selene Maestri)

“Quando il contenuto non sei più tu, ma stai offrendo qualcosa al tuo pubblico, il feedback è molto più affascinante”, ha detto Viscardi durante l’intervista. La discussione con i due protagonisti ha toccato temi a tutto tondo, dai legami con il territorio all’impatto dei videogiochi nella quotidianità, passando per serie tv, caratteristiche del pubblico di giovanissimi e formati di comunicazione efficaci.

E nella chiacchierata sono uscite anche alcune valutazioni sul mondo dell’entertainment: “Una persona che guarda tutti i giorni la stessa serie o la stessa trilogia non è un appassionato, è un fissato”, ha detto scherzando Corradini. Tra le righe, ne è uscito pure un consiglio di lettura alla generazione Z (Asimov), mentre per YouTube non si è sbilanciato: “A me piacciono i video con i giapponesi che preparano i dolci, ma non faccio testo”, ha concluso.

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Matteo Corradini al workshop di We Generation (foto: Selene Maestri)

In vista della seconda stagione del progetto We Generation, il nuovo casting è rivolto a tutti gli studenti universitari, senza più il requisito di far parte di H-Farm. Per candidarsi al prossimo tour nell’Italia del futuro, il sito di riferimento è we-generation.it.

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