Con la pandemia si è rafforzata la percezione che viviamo in un mondo fragile, nonostante si sia parlato di meno di Greta Thunberg e di emergenza climatica. In parallelo è aumentata l’attenzione alla salute, con una percentuale sempre più alta di persone che ritiene sia meglio rinunciare a un prodotto conveniente a favore di uno più sano, e con conseguenti nuove scelte relative a servizi finanziari, di moda e di trasporto. E c’è una crescente tensione tra locale e globale, tra la voglia di chiudersi nelle nostre comunità – in cui ci sentiamo più al sicuro – e l’aspirazione a vivere in un mondo globalizzato.

Da queste tre consapevolezze, per voce del Ceo di Ipsos Nicola Neri, ha preso il via Trends 2021, l’evento in sei sessioni organizzato da Wired Italia insieme a Ipsos. Una ricca rassegna dedicata alle tendenze in corso e a quelle che caratterizzeranno il prossimo anno. Con il primo appuntamento, in particolare, incentrato sulla digital transformation.

Anzitutto, a che punto siamo? “L’apertura al cambiamento non è scontata né semplice per le aziende”, ha raccontato dal palco virtuale dell’evento Ilaria Ugenti, corporate reputation leader di Ipsos. “Più della metà delle imprese procede in modo incrementale senza grossi strappi, mentre una minoranza si è avviata addirittura a un cambio radicale. Permane però una sacca di resistenza del 32% che vorrebbe ritornare a gestire il proprio business come si faceva in passato”. E nelle aziende si nota, in particolare, come gli ambiti più tradizionali della digitalizzazione – ossia la connettività, l’uso dei software di calcolo e dei sistemi gestionali – siano ormai integrati nei processi, mentre in senso più avanzato – vale a dire lo sviluppo di app, l’uso dell’intelligenza artificiale e la cyber security – vede ancora una certa impreparazione generale.

Ma la trasformazione digitale delle aziende si riflette anche in ciò che accade nella gestione delle risorse umane. “Lo smartworking potrebbe sfilacciare il rapporto tra dipendenti e management”, ha proseguito Ugenti, “quindi la tecnologia diventa il fattore abilitante per dimostrare l’attenzione dell’azienda verso i dipendenti e metterli al centro, nonostante si continui a lavorare a distanza”. Senza scordare il ruolo che in questo contesto ha la comunicazione: digitalizzata, sì, ma soprattutto trasparente e onesta, per rimuovere timori e sospetti nei confronti della tecnologia, come quelli che si possono creare sulla raccolta e sulla condivisione dei dati.

Di dati e flussi di informazioni si è parlato con Elisabetta Ripa, amministratore delegato di Open Fiber. “La fibra ottica di Open Fiber è creata per gestire enormi moli di dati, e gli ultimi mesi sono stati un’occasione per testarne il funzionamento”, ha detto, aggiungendo che il nuovo coronavirus non ha fatto altro che confermare la pianificazione strategica già avviata. “Anzi”, ha aggiunto, “ha reso evidente che è necessario addirittura ampliare il progetto, perché coprire solo due terzi del paese può non essere sufficiente”. La pandemia ha anche avuto l’effetto di sensibilizzare le autorità su questa necessità, per estendere le coperture nelle cosiddette aree grigie e ridurre le barriere all’ingresso.

Dalla rete fissa a quella mobile, discutendo di trasformazione digitale non si può non considerare l’avvento della rete di quinta generazione. “Senza la fibra ottica il 5G non può essere sviluppato”, ha aggiunto Ripa, “perché è necessario che tutte le antenne e i siti siano dotati di fibra affinché possano concretizzare le peculiarità della nuova tecnologia mobile, come la bassa latenza, l’alta velocità, la grande capacità di banda e la resilienza di rete”. Insomma, la fibra si pone come la spina dorsale della connettività dell’Italia, certamente in una condizione in cui ci si trova a dover recuperare anni di ritardo rispetto agli altri paesi. “Ma ora siamo il secondo stato europeo per tasso di crescita”, ha concluso Ripa.

Esempio concreto della trasformazione digitale in corso all’interno delle grandi realtà aziendali è Philip Morris, che ha raccontato la propria esperienza a Trends 2021. “All’interno del nuovo stabilimento a Crespellano, in provincia di Bologna, abbiamo adottato il cosiddetto modello Open Plus, ha spiegato Emanuele Masciarri, manager engineering manufacturing & technology di Philip Morris a Bologna. “Si tratta di un modello di business che basa la propria riuscita sulla capacità delle persone, e il cui elemento cruciale è poter contare su un gruppo di persone competenti in diversi rami, che possano applicare un approccio scientifico basato su numeri e dati, sfruttando al massimo le innovazioni disponibili”.

Tuttavia, proprio l’ingresso di innovazione e nuove tecnologie è un processo da non sottovalutare. “Se si introduce una tecnologia in azienda senza avere chiara una strategia per formare le persone, la tecnologia diventa un problema e una frustrazione”, ha aggiunto Masciarri. E le parole chiave sono formazione e competenza. Perché se è vero che le macchine sono sempre più autonome e producono sempre più informazioni, anche nel controllo qualità, “le figure professionali più ricercate sono quelle in grado di leggere e gestire i dati, capaci di risolvere problemi avanzati con approccio analitico, sfruttando l’innovazione stessa per migliorare la qualità dell’ambiente di lavoro e il benessere dei lavoratori”, ha concluso.

Opinione condivisa tra i partecipanti all’evento è che la pandemia abbia più che mai messo le persone, e i lavoratori nello specifico, a confronto con l’esigenza di cambiare. “E ora si può fare leva su questo per dimostrare che non vale più il classico ‘si è sempre fatto così’ che fa da freno al cambiamento”, ha detto Cesare Pizzuto, fondatore e Ceo di SMI Technologies and Consulting. “L’impatto del lockdown sull’organizzazione interna ha determinato un rapido spostamento verso modalità agili, e si è colta anche la necessità di riorganizzare gli spazi. Più in generale, gli ambienti, i tempi e i modi di lavoro sono stati ridefiniti”. Basta pensare a come il lavoro agile, o lo smartworking, abbia reso molto più sfumata la distinzione tra tempo di lavoro, tempo libero e tempo per la famiglia, e allo stesso tempo abbia trasformato le case in uffici, e a volte il viceversa.

Ma come è stata affrontata questa repentina trasformazione e digitalizzazione? “La tecnologia è una bolla all’interno della quale gli individui si sentono più protetti”, ha aggiunto Pizzuto, “ma questo periodo ha portato un cambiamento strutturale importante soprattutto a livello psicologico“. Con un ruolo decisivo non solo della formazione, ma anche del ridisegnare i processi“prima di usare una nuova tecnologia è necessario riscrivere il flusso di lavoro in funzione dei nuovi utilizzi. Quello su cui si è dovuto lavorare molto è la cultura dell’uso delle tecnologie, che mediamente è arretrata o addirittura rudimentale”, ha chiosato.

Un dato confermato anche da Alessandra Luksch, direttore dell’Osservatorio digital transformation academy Polimi: “i fondi che l’Europa stanzierà per noi con il Recovery Fund dovrebbero essere utilizzati per colmare il deficit cognitivo italiano rispetto al resto dell’Ue, nelle infrastrutture per migliorare la connettività e per potenziare le pubbliche amministrazioni, ha spiegato. Con l’obiettivo, in particolare per le strutture pubbliche, di portare l’Italia in una posizione migliore nella classifica della digitalizzazione, “dato che attualmente ci troviamo agli ultimi posti”, ha sottolineato.

In questo contesto, come è emerso, ha senso guardare al modello delle imprese innovative. “L’esempio più virtuoso delle potenzialità da valorizzare ci viene offerto dalle startup, che da sempre sono votate al dinamismo e che per loro natura riescono facilmente a collaborare con le imprese tradizionali”, ha precisato Luksch. Caso emblematico, in questo contesto, è la storia di Satispay.

“Molte aziende mostrano, a livello dirigenziale, il desiderio di comprendere quanto la trasformazione digitale possa essere utilizzabile per la loro attività, e anche il governo italiano dimostra di avere posto la massima attenzione sull’argomento”, ha aggiunto Rita Cucchiara, firettore del Laboratorio italiano di intelligenza artificiale e sistemi intelligenti Cini.

In un contesto in cui l’intelligenza artificiale è già più pervasiva di quanto spesso venga percepito, chi possiede competenze digitali riesce facilmente a gestire colloqui e confronti con colleghi, anche a distanza, e a ottenere benefici in termini di conoscenze condivise. “Anche le aziende, che spesso sono bisognose di sostegni economici per affrontare una trasformazione digitale così profonda, cercano una propria identità nuova davanti a un cambiamento che pare ormai inevitabile”, ha chiarito Cucchiara.

E di identità di un territorio specifico, quello della Silicon Valley, si è discusso infine con Jessica Powell, opinionista del New York Times e scrittrice. “Spesso viene dipinta come un luogo fantastico”, ha detto, “e in effetti è molto più meritocratica rispetto a tante altre realtà, ma ha le sue storture. Fare startup è complicato anche lì proprio come altrove”. Allo stesso tempo, però, secondo Powell le startup sono proprio il miglior punto di partenza per un più profondo cambio di mentalità, che porti a una maggiore uguaglianza sia in termini di genere sia geografici.

E a proposito di geografia e politica, si è parlato di elezioni statunitensi e di Cina. “L’amministrazione democratica di Joe Biden regolerà le compagnie big tech più di una repubblicana, ma le questioni regolatorie sono anzitutto politiche, e non cambierà l’impianto normativo, concorrenziale e culturale degli Stati Uniti, che è molto diverso da quello europeo”, ha chiarito Powell. “E per fermare la concorrenza delle aziende cinesi è probabile che si farà appello a questioni come la gestione della privacy, la sicurezza nazionale o il nazionalismo”, magari in forme meno grottesche ma comunque non così diverse nella sostanza rispetto a quanto accaduto con Donald Trump.

Wired Trends 2021: la trasformazione digitale accade ora, ma servono pianificazione, formazione e cultura

Il primo degli eventi di Trends 2021 è stato anche l’occasione per parlare di ecommerce e didattica a distanza, di pagamenti digitali, di big data raccolti sul territorio, di competenze digitali, di nuova normalità, di TikTok e di molte altre aziende italiane e internazionali. Temi che saranno esplorati nel corso del viaggio nell’anno che verrà, nei prossimi eventi trasmessi in diretta su Wired.it e sui canali LinkedIn, YouTube e Facebook di Wired Italia.

Wired Trends 2021, il progetto di Wired Italia in collaborazione con Ipsos, è reso possibile anche grazie al supporto di alcuni partner: BlackRock, Edison, Generali Italia, Jonix, Open Fiber, Sky Italia.

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